Rifare il sito aziendale

I segnali che dicono che è ora, cosa va salvaguardato in migrazione e gli errori che fanno crollare il traffico il giorno del lancio.

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  • Aggiornata il 28.07.2026

Rifare il sito è una di quelle decisioni che si rimandano finché non diventano urgenti, e allora si prendono male. Il momento giusto raramente coincide con «è vecchio»: coincide con il momento in cui smette di fare quello per cui esiste.

I segnali che è ora

  • Non arrivano più richieste dal sito, o non ne sono mai arrivate e nessuno sa perché.
  • Dal telefono è faticoso. Oggi è da lì che passa la maggior parte delle visite: se lì il sito è scomodo, è scomodo e basta.
  • Non lo puoi aggiornare. Ogni modifica richiede qualcuno che non risponde più, e la pagina «Novità» è ferma a due anni fa.
  • Racconta un'azienda che non esiste più: servizi che non offri, clienti che non hai più, un tono che non ti somiglia.
  • È lento. Non un'impressione: aprilo in 4G e conta i secondi prima di vedere il titolo.
  • Non è misurato. Nessuno ha collegato Analytics o Search Console, quindi qualsiasi discussione sul sito è basata su opinioni.
  • C'è un rischio tecnico: sistema non aggiornato, plugin abbandonati, certificato scaduto. Qui non si valuta, si interviene.

Un segnale solo raramente giustifica il rifacimento. Tre insieme sì, quasi sempre.

Restyling o rifacimento

Sono due lavori diversi con costi molto diversi, e la scelta dipende da dov'è il problema.

RestylingRifacimento
Il problema èCome appareCome è fatto, cosa dice, cosa fa
Si tieneStruttura, indirizzi, contenutiSolo dominio e ciò che merita di sopravvivere
Rischio SEOBassoReale, gestibile con i redirect
Quando ha sensoLa sostanza regge, la veste è invecchiataStruttura confusa, base tecnica ferma, offerta cambiata

Il criterio pratico: se apri il menu e la struttura ha ancora senso per quello che vendi oggi, probabilmente basta un restyling. Se per spiegare il menu servono due minuti di premesse, la struttura è il problema.

Cosa va salvato prima di toccare qualcosa

Questa è la parte che viene saltata più spesso ed è quella che determina se il lancio andrà bene. Prima di iniziare, servono quattro cose scritte da qualche parte:

  1. L'elenco completo degli indirizzi attuali. Tutte le pagine che esistono oggi, non solo quelle nel menu.
  2. Le pagine che portano visite. Da Search Console: quali indirizzi ricevono clic e su quali ricerche. Sono il patrimonio da non buttare.
  3. I link che altri siti ti hanno fatto. Ogni pagina linkata dall'esterno deve continuare a esistere o a puntare da qualche parte di sensato.
  4. Un backup completo del sito e del database, verificato aprendolo, non solo scaricato.
Attenzione

Se il sito attuale ha una pagina che riceve la metà delle visite e nessuno se ne era accorto, scoprirlo prima del lancio vale più di tutto il resto della progettazione.

La migrazione, passo per passo

  1. Mappa vecchio → nuovo. Ogni indirizzo di prima punta a uno di dopo, uno a uno. Mandare tutto in home è l'errore classico: per Google equivale a dire che quelle pagine non esistono più.
  2. Reindirizzamenti permanenti (301), non temporanei. E controllati uno per uno, non a campione.
  3. Contenuti mantenuti. Le pagine che portavano visite conservano i loro testi. Si possono migliorare; non si possono dimezzare «per pulizia».
  4. Prova in ambiente chiuso, non indicizzabile, con i contenuti veri dentro.
  5. Il giorno del lancio: verifica che il sito nuovo sia indicizzabile — è qui che il blocco usato in prova resta acceso per sbaglio, ed è l'incidente più comune di tutti.
  6. Sitemap aggiornata e inviata a Search Console lo stesso giorno.
  7. Due settimane di controllo: errori di scansione, pagine sparite, velocità, e i numeri prima/dopo sulle pagine che contavano.

Gli errori che fanno crollare il traffico

  • Il blocco all'indicizzazione lasciato acceso. Banale, frequente, devastante: il sito sparisce e ci si accorge dopo settimane.
  • Nessun redirect. Tutti i vecchi indirizzi diventano errori 404 e il valore accumulato negli anni si azzera.
  • Redirect tutti verso la home. Tecnicamente attivi, praticamente inutili.
  • Testi dimezzati. Le pagine ridotte a tre righe per un design più arioso perdono le ricerche su cui vincevano.
  • Un sito nuovo più lento del vecchio. Succede più di quanto si creda, di solito per immagini non ottimizzate.
  • Tracciamento non riportato. Analytics e Search Console vanno ricollegati subito, altrimenti il periodo del lancio — l'unico che conta davvero — resta senza dati.

Un calo nelle prime due o tre settimane è fisiologico: Google deve riprocessare tutto. Un calo che dopo un mese non risale non è fisiologico, ed è quasi sempre uno dei sei punti qui sopra.

Domande frequenti

Rifare il sito fa perdere posizioni su Google?

Non deve. Le perdite arrivano quando cambiano gli indirizzi delle pagine senza reindirizzamenti, quando spariscono i contenuti che portavano visite o quando il sito nuovo esce più lento del vecchio. Con i redirect uno-a-uno e i testi mantenuti, un calo temporaneo di poche settimane è normale, un crollo no.

Ogni quanto si rifà un sito aziendale?

Non esiste una scadenza. Si rifà quando smette di fare il suo lavoro: non porta più contatti, non si aggiorna, non regge il telefono o non racconta più quello che sei diventato. Un sito costruito bene e mantenuto può durare molti anni con ritocchi progressivi.

Posso tenere lo stesso dominio?

Sì, ed è quasi sempre la scelta giusta: il dominio è dove è depositata la fiducia accumulata, compresi i link che altri siti ti hanno fatto negli anni. Cambiarlo è un'operazione da fare solo se cambia il nome dell'azienda, e comunque con reindirizzamenti completi.

Quanto dura il rifacimento di un sito?

Per un sito aziendale di poche pagine, indicativamente da quattro a otto settimane, e la variabile principale non è lo sviluppo: è quanto tempo serve a raccogliere e riscrivere i contenuti. I progetti che sforano sono quasi sempre fermi in attesa di testi e fotografie.

Per il budget: quanto costa un sito web. Per la scelta del fornitore: le dieci domande da fare. Oppure guarda come lavoriamo sui siti.